USCITO DALLA PORTA RIENTRATO DALLA FINESTRA

Dopo la sonora sconfitta alle ultime elezioni amministrative, il ministro Renato Brunetta torna in laguna come delegato del governo per coordinare le iniziative legislative dirette a modificare la normativa vigente in materia di salvaguardia di Venezia e della sua laguna, in pratica l’obiettivo, sulla carta, è la riforma della legge speciale per Venezia. In realtà risulta abbastanza evidente come questo nuovo ruolo di plenipotenziario per la legge speciale, avvenimento questo che non ha precedenti, sia il tentativo di prendersi una rivincita senza dover passare al vaglio degli elettori veneziani che per due volte lo hanno respinto come candidato sindaco. Massimo Cacciari, saputo di questa nomina, ha dichiarato: “Dare una delega così al candidato trombato alle ultime elezioni, imporre dall’alto agli elettori veneziani l’uomo che hanno appena rifiutato con il voto è indecente”.
Ad ogni modo ben venga questa nuova figura se servirà a modificare la legge speciale datata 1973 e a portare nuova linfa alle casse dell’Amministrazione Comunale. Intanto un primo passo potrebbe essere quello di fare arrivare gli arretrati della legge speciale (oltre 40 milioni di euro) che il Comune ha già più volte richiesto. Inoltre, non sarebbe male se Brunetta mantesse la promessa fatta in campagna elettorale di portare a Venezia 25 miliardi di euro, in fondo è ancora un ministro importante del governo Berlusconi.
Comunque il (fondato) sopetto è che il ministro dell’innovazione proverà ad oltrepassare i confini che gli sono assegnati fino a diventare un “antisindaco”, provando così a mettere il bastone fra le ruote a chi lo ha battuto pochi mesi fa. Si confermerebbe così il tentativo da parte del centrodestra di assediare il fortino veneziano dato che questa nuova delega speciale a Brunetta, arriva dopo la non meno controversa nomina di Vittorio Sgarbi a sovrintendente del Polo museale di Venezia. Insomma, come ha scritto Gian Antonio Stella “l’assedio alla città «rossa» capoluogo di una provincia, di una regione, di una Padania verdi e azzurre sarebbe appena cominciato“.

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SI SCRIVE ACQUA SI LEGGE DEMOCRAZIA

Nel corso della seduta di lunedì 14 giugno 2010, il Consiglio Comunale di Venezia ha approvato un ordine del giorno di adesione alla campagna referendaria per la ripubblicizzazione dell’acqua promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e di sostegno ad analoghe iniziative volte a sancire il principio che l’acqua è un “bene comune dell’umanità”.
Grazie a questo voto, Venezia è la prima grande città italiana ad aderire ufficialmente a questa campagna referendaria come naturale conseguenza del voto con cui, qualche mese fa, si era stato introdotto nello Statuto Comunale il principio dell’acqua come diritto inalienabile.
L’ordine del giorno è stato approvato con i soli voti della maggioranza di centrosinistra mentre i consiglieri di LEGA, PDL e della Lista Brunetta hanno espresso parere contrario. Segno evidente che purtroppo per qualcuno l’acqua è un bene su cui si può speculare.

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LE COMMISSIONI CONSILIARI

Si sono da poco concluse le sedute delle Commissioni Consiliari nel corso delle quali sono stati eletti i presidenti e i vicepresidenti delle stesse. Io seguirò i lavori delle commissioni I, II, III, V, VI, VIII e XI.
Speriamo che ora si cominci a discutere dei temi della Città…

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HABEMUS GIUNTA ORSONI

GIORGIO ORSONI - Sindaco Politiche Culturali, Programmazione Sanitaria, Legislazione Speciale per Venezia, Rapporti Istituzionali con lo Stato, la Regione, la Provincia, Programmazione e Controllo, Relazioni Internazionali, Sicurezza Urbana e Polizia Locale, Avvocatura Civica
SANDRO SIMIONATO - Vice Sindaco (PD) Servizi Sociali, Bilancio, Personale, Tributi, Economato 
TIZIANA AGOSTINI - Assessore (PD) Cittadinanza delle Donne, Cultura delle Differenze, Comunicazione, Servizi Demografici e Statistica, Toponomastica, Attività Culturali, Decentramento 
UGO BERGAMO - Assessore (UDC) Mobilità e Trasporti, Infrastrutture e Viabilità, Piano del Traffico, Traffico Acqueo 
GIANFRANCO BETTIN - Assessore (VERDI) Ambiente e Città Sostenibile, Politiche Giovanili e Centro Pace, Informatizzazione e Cittadinanza Digitale 
ANDREA FERRAZZI - Assessore (PD) Politiche Educative, Sport, Politiche per la Famiglia 
BRUNO FILIPPINI - Assessore (IDV) Politiche della Residenza, Casa, Patrimonio 
PIER FRANCESCO GHETTI - Assessore (IDV) Piano Strategico, Protezione Civile, Sicurezza del Territorio 
ALESSANDRO MAGGIONI - Assessore (PD) Lavori Pubblici, Gare e Contratti, Espropri
EZIO MICELLI - Assessore  Urbanistica, Edilizia Privata e Convenzionata, Sportello Unico
ROBERTO PANCIERA - Assessore (UDC) Turismo, Promozione della Città
ANTONIO PARUZZOLO - Assessore Attività Produttive, Artigianato, Partecipazioni Societarie 
CARLA REY - Assessore (PD) Commercio, Pubblici Esercizi, Tutela dei Diritti dei Consumatori, Tutela del Decoro della Città

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VOLETE GESU’ O BARABBA?

A poche ore dalla Pasqua, ho riletto il processo a Gesù attraverso le pagine de Il “crucifige!” e la democrazia di Gustavo Zagrebelsky. Il libro ripercorre i passi del Vangelo nei quali si narra il confronto tra Cristo e il Sinedrio e tra Cristo e Ponzio Pilato, offrendo molti spunti su cui riflettere dal punto di vista teologico e non solo.

Il punto centrale della trattazione si fonda nel momento dell’appello al popolo, voluto da Pilato, per decidere le sorti di Gesù, accusato di fronte all’autorità religiosa di essersi fatto Dio e di fronte all’autorità romana di lesa maestà essendosi dichiarato Re. A prima vista sembra delinearsi un processo democratico, dove la volontà popolare è addirittura chiamata a decidere della vita e della morte di due uomini: Cristo e Barabba. In realtà l’episodio mette in luce alcune deformazioni a cui la democrazia può essere soggetta.

Innanzitutto la folla (che rappresenta il popolo) non è la protagonista di questo apparente processo democratico ma è solo la pedina di due poteri che ne fanno strumento per i lori scopi. Per Pilato è un mezzo per mantenere l’ordine e il potere. Per Caifa e il Sinedrio è il mezzo per piegare Pilato, eliminare Gesù e confermare la propria autorità sulla nazione d’Israele. Soprattutto né uno nell’altro, rimettendo la sorte di Gesù al popolo, ne riconoscono davvero l’autorità. Siamo davanti ad una mobilitazione popolare a favore dei detentori del potere, ad una partita in cui il popolo gioca una parte nell’interesse altrui. Si mette dunque in evidenza l’ uso strumentale della democrazia.

Ulteriore considerazione: chi era quella folla riunita di fronte al pretorio? Non erano forse gli stessi (o gran parte) che avevano osannato Gesù al suo ingresso in Gerusalemme il giorno precedente? Cosa è dunque cambiato? Ciò che salta subito agli occhi è la presenza degli uomini del Sinedrio tra le gente per influenzarla, sobillarla e manovrarla a tal punto da trasformarla in massa, nella quale le differenze si annullano, dove non c’è spazio per il dialogo e per le opinioni divergenti da quella che è la voce unanime: “Crocifiggilo!”.

L’uso strumentale e la manipolazione del popolo sono forse i rischi maggiori che la democrazia vive oggigiorno, anche nel nostro Paese. Una cosa però è certa. La democrazia non può essere solo la forza dei numeri anche se in ultima istanza questa è la sua concretizzazione. Gesù, nel suo processo, ne è esempio concreto. Egli è l’unico vero democratico dato che con le sue risposte e, soprattutto, con il suo silenzio cerca sempre e comunque il dialogo risolutore, pur essendo conscio che questo non potrà cambiare la fine a cui è predestinato.

BUONA PASQUA a tutti.

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