Ciambetti e la sua teoria del complotto

Con un suo intervento sulla stampa, l’illuminato Presidente del consiglio regionale veneto Roberto Ciambetti ci spiega che concedere la cittadinanza a chi ha maturato tutti i requisiti necessari farebbe parte di un piano del centrosinistra italiano per garantirsi i futuri esiti elettorali grazie alla presenza di migliaia di nuovi italiani nelle liste degli aventi diritto al voto. E ovviamente, dentro a questa teoria del complotto, il leghista puro sangue Ciambetti ci infila pure la legge sullo ius soli come ulteriore serbatotio di futuri voti contro la destra.

Il ricorso a fantomatiche teorie che individuano minacce inesistenti (qualcuno forse ricorderà il complotto demo-pluto-giudaico-massonico di memoria fascista) è un espediente che serve a mantenere il consenso da parte di chi è al comando (come la Lega in Veneto da oltre 20 anni), soprattutto quando si è a corto di idee oppure si vuole distogliere l’attenzione dalle proprie incapacità.

Provando per un momento a pensare che Ciambetti creda veramente in quello che ha scritto, resto sul merito e tento di fornire alcuni spunti di riflessione rispetto alla situazione che il Presidente del consiglio veneto denuncia.

I dati analizzati nel corso dell’ultimo G20 dedicato all’Africa, svoltosi a Berlino poche settimane fa, fotografano il fatto che entro il 2050 il continente nero vedrà più che raddoppiata la propria popolazione arrivando a 2,5 miliardi di persone. Le guerre, la fame e soprattutto il climate change (ostinatamente negato dall’America di Trump), rendendo sempre più inospitali quelle terre, spingeranno inesorabilmente questi popoli verso di noi.

Sarà dunque necessario mettere al centro delle politiche dei prossimi anni un piano di sviluppo per l’Africa per prevenire l’ondata migratoria. Ma questo non basterà a scongiurare l’avverarsi delle peggiori paure del nostro Ciambetti. L’Africa ha una popolazione giovane che non solo vorrà scappare dalla disperazione ma che potrà garantire la sopravvivenza economica delle società europee che, a causa del loro rapido invecchiamento, avranno un crescente fabbisogno di forza lavoro. Entro il 2050, per scongiurare il collasso economico, l’Europa avrà bisogno di 100 milioni di migranti, circa 2,5 milioni all’anno. Mentre oggi l’unità di misura con la quale si misurano i flussi migratori è nell’ordine delle migliaia.

Queste sono le cifre e le questioni con le quali dovremo misurarci nel prossimo avvenire. Se invece la preoccupazione maggiore, che affligge chi oggi è al governo di una delle regioni più importanti d’Italia, è solamente il proprio tornaconto elettorale (il mantenimento della sedia, si direbbe in maniera più prosaica) possiamo stare certi che, da questa sfida, non ne usciremo tanto bene.

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