11 pensieri riguardo “LA SCONFITTA CI DEVE FAR OSARE

  • 25 giugno 2009 in 11:02
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    A parte la foto, direi bene.
    Comunque non nascondiamoci: è finita. Queste ultime elezioni sono state un altro chiodo (forse l’ultimo) sulla cassa della sinistra italiana.
    L’analisi di Franceschini sul voto mi pare strategicamente buona proprio nella misura in cui è del tutto irrealistica. Non c’è nessuna battuta di arresto per la destra, la sinistra ha perso quasi tutte le province che prima controllava; nelle europee i voti si sono spostati dal partito maggiore della coalizione (PD, PDL) a quelli minori (Lega, IDV), indicando semplicemente un radicalizzarsi del dibattito politico (una voglia più netta di giustizia e onestà anche se a volte rivendicata in modo sguaiato, una rabbia e una paura più forte). Il Sud è sempre più indolente e privo di interesse per la politica (cosa che ha penalizzato il PDL). Detto questo Franceschini fa bene a mentire così: adottando la tecnica del nemico, spera che una bugia detta sette volte diventi una verità e cerca di evitare che si diffonda nella base e negli elettori di sinistra il sentimento (anzi, temo la realistica percezione) che ormai per i prossimi decenni l’Italia sarà in mano ad una destra fra le più tristi e “barbare” che si possano vedere.
    Profezia di sventura? Ripeto: temo piuttosto realismo.
    Se cerchiamo ricette per cambiare Il PD possiamo dire innanzitutto che il partito dovrebbe essere più organico, unito, con una ideologia chiaramente definita; dovrebbe cioè essere un partito meno italiota, meno frammentato, con maggiore dignità.
    Non credo tuttavia che questo potrà fargli vincere le prossime sfide politiche. Roosvelt diceva che la prosperità di una nazione è determinata da decisioni impopolari, quelle a cui la gente in genere nondà il proprio appoggio. In questi ultimi anni l’imbarbarimento del clima politico e culturale in Italia è tale che proporre scelte responsabili e mature (impopolari) non paga in termini di risultati elettorali; nella misura in cui il PD si fa portatore di una politicia democratica e riformista rimarrà al margine della scena politica. Senza contare che trovare una politica efficace di fronte alle grandi sfide come il confronto interculturale (sul quale le europee hanno dato un messaggio molto chiaro) non è facile.
    Per la crisi della sinistra ci possono essere poi altre spiegazioni: la debolezza del sindacato che non riesce a difendere i lavoratori in questi frangenti di crisi e di ristrutturazioni a volte strumentali; la caduta del governo Prodi con la sensazione di una sinistra troppo debole e incapace di governare; l’errore dell’agenda politica della sinitra al governo che invece di concentrarsi su legge elettorale e riforme strutturali è rimasta impantanata nei DICO e nei PACS.

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    • 25 giugno 2009 in 11:21
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      Concordo pienamente su quanto hai scritto, in particolare su Franceschini, che oltre a voler nascondere l’evidenza non è riuscito in questi mesi a dare una linea al PD che non sia ancora una volta l’anti-berlusconismo.
      La destra parla alla pancia, alle paure e alle ambizioni della gente, noi non abbiamo ancora un messaggio altrettanto forte da contrapporre, senza dover scendere ai loro livelli.
      Speriamo che il congresso che sta per iniziare aiuti a fare chiarezza all’interno del campo riformista al fine di delineare una volta per tutta una linea (non necessariamente un’ideologia) alla quale fare riferimento per il futuro.

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  • 25 giugno 2009 in 12:14
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    Sono d’accordo un partito come il nostro di massa e popolare non può non essere ne carne ne pesce o ne vino ne acqua. Il partito si devecostruire su chiara laicità(problemi etici…) e su basi liberal-socialiste progressiste. Anche regionalistico trasparente. Un welfare snello – controllo del territorio. Il cittadino non ne può più del buonismo peloso anche del ns. nuovo partito. Svegliamoci serve la politica – non abbiamo certo vinto!!!! Non condivito il discorso di ieri di Franceschini

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  • 25 giugno 2009 in 15:13
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    Il tragettamento verso una nuova ideologia o linea politico-valoriale è sicuramente un processo lungo e un punto di debolezza del PD.
    Anche in presenza di una nuova visione “ideologica” più coerente ed efficace credo rimanga il problema di un diverso orientamento valoriale a livello globale: crisi finanziaria e scontro di civiltà rendono le proposte politiche di involuzione e di contrapposizione appetibili.
    Bisogna anche considerare che forse il tempo della politica fatta di valori è finita, marginalizzata dal bisogno di un controllo econometrico efficace.
    Non sarei così duro con Franceschini: ha preso in mano il partito in fretta e furia, è stato puntuale (almeno nei primi mesi) con proposte che hanno messo un pà in difficoltà il governo e ha fatto una onorevole campagna elettorale.
    Per quanto un medico sia bravo non si può certo rianimare un uomo morto…

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  • 25 giugno 2009 in 16:15
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    Chi vuol leggerlo come anti-berlusconismo, chi come me semplicemente come opposizione, al congresso del PD la spunteranno i dalemiani e ci si prepara per l’ennesimo futuro inciucio tra PD-PDL
    Fassino, Bersani e c. non sono riusciti a risolvere il conflitto di interessi di Berlusconi e ci si prepara a replicare chissa per quali altre nefandezze (…e poi in questo contesto mi si parla di valori!!).

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  • 25 giugno 2009 in 21:58
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    Non concordo con le nefaste analisi di sconfitta o di ultimo chiodo sulla bara della sinistra. Non abbiamo ancora capito il fondamento che ha fatto nascere il partito democratico. Non comprendo, proprio da Voi queste considerazioni così vecchie e stantie tali da mettere il bavaglio ad una bellissima evoluzione del partito nella molteplicità delle idee e sulla volontà di crescita dei propri giovani. Sì queste elezioni servono da monito a tutti. Vanno interpretate nelle chiave giusta: la vecchia nomenclatura e l’anticomunismo viscerale e ammicarsi il centro fanno perdere credibilità e voti. Il mondo oggi è globalità. Ha bisogno di tutte le fedi da quella cattolica a quella laica, degli ex democristiani, ex socialisti, ex comunisti, ex radicali, ex di rifondazione , dei neo IDV, dei neo radicali, dai neo astenuti innanzi tutto. Chiediamoci perchè della disaffezione alla politica ? Perchè non abbiamo volti nuovi? Forse abbiamo paura di loro? Apriamo i circoli e chiunque sia chiamato ad esprimersi degustando delle sane vere e chiare posizioni, anche se diverse. Sì oggi il Pd deve diventare cantiere di idee e non opportunità di successo individuale. BASTA RIPETO BASTA conflitti interni. RISPETTO per le idee giovani e diamo responsabilità e incarichi di elaborazione ideale ai giovani. Il partito non è l’uomo FRANCESCHINI, DALEMA, BERSANI o chi. Loro devono cogliere ed assimilare ciò che dai circoli viene forgiato dall’insieme delle discussioni e posizioni che si possano incontrare. Ribadisco BASTA CONFLITTI INTERNI O SCHIERAMENTI DI APPARTENENZA. Incontriamoci tutti subito e sempre, per esprimerci e far crescere e moltiplicare un PD inteso come cuore che pulsa grazie alle idee della gente. Gente di tutte e di ogni appartenenza. Gianni

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  • 25 giugno 2009 in 22:14
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    Condivido la tua teoria dell’osare che in fin dei conti è nulla di più che stare con la gente e capirne il pensiero.
    Io credo che in questi anni si sia invece favorito, esagerando, che l’idea e l’impegno della politica e del partito sia solo in funzione di una attività istituzionale e quindi di potere.
    Intendiamoci non voglio fare l’ingenuo…ma abbiamo perso il potere di elaborazione autonomo rispetto a chi opera nelle istituzioni per esempio e così facendo il partito si è appiattito anzichè svolgere una indispensabile funzione di stimolo e anche di controllo.
    Così facendo abbiamo smarrito il ruolo fondamentale di partito nella nostra realtà.
    Ora che abbiamo perso la Provincia dovremo imparare a fare opposizione partendo dal basso. Questa è una scommessa di vita che ci sarà utile per i prossimi difficili appuntamenti elettorali. Il Congresso dovrà necessariamente chiarire i ruoli…..a partire dai Circoli.
    Parlo naturalmente della mia esperienza…ma le “patologie da potere” oggi presenti ….e che vengono da distante, hanno creato e creano disgregazione e allontanamento.
    Aldo Mingati

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  • 26 giugno 2009 in 15:48
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    Devo dire che le considerazioni fatte sinora sono abbastanza banali. Superare le divisioni interne, dare largo ai giovani, recuperare il contatto con il territorio, dare spazio alla pluralità sono formule vuote, affermazioni retoriche che appaiono come la lezione imparata a memoria di una teoria politica priva di idee e di soluzioni. Posizioni in sè legittime che nascondono, mentre affermano la necessità del cambiamento, schemi e soluzioni radicalmente vecchie. Non nego che adottare simili contromisure sarebbe già un buon punto di partenza (in modo da rendere veramente il PD diverso dal PDL evitando di fare di quest’ultimo la “verità” dello stesso centro-sinistra: un coacervo di burocratici e prezzolati intenti a difendere l’interesse personale e che solo se dominati da un padre-padrone sono in grado di seguire un’unica linea politica); i problemi in ogni caso sono altri, a partire da una trasformazione dell’idea stessa di politica e delle temperie valoriale del paese.

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  • 28 giugno 2009 in 18:02
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    “a partire da una trasformazione dell’idea stessa di politica e delle temperie valoriale del paese” A sì l’idea si fa materia. No al confronto ma guardiamo al di dentro della controparte politica e affermiamo di essere diversi (?). Caro Dott. Francesco i Media e la società globale hanno bisogno di conoscere le regole e il risultato della forza delle idee che noi ci riconosciamo. Ritorno alla mia convinzione dettata da una vita passata in mille maniere ma sempre a contatto diretto con la società (gente) che soffre l’evoluzioe di un benessere fantasma. Prendiamo, oggi la proposta del governo:Il decreto «anti-crisi». Facciamo un commento tutti assieme e denunciamo la faziosità e l’inganno ? La gente sà che il governo li sta aiutando (?) , ma noi cosa diciamo subito come commento/proposta di soluzione? Concretezza,fatti, contatti, azione ovunque . Il PD dev’essere presente e dinamico, non stanco e cattedrattico. Il PD come detto in precedenza, come fucina di idee e di proposte etc. CHI LO FA’ ? Non domandiamocelo perchè siamo noi. Tutti, insieme : i circoli,le federazioni, provinciali, regionali la direzione nazionale , ovunque e chiunque in una forza univoca che discute e propone. Proposte concrete per soddisfare i bisogni della gente mediaticamente esaltate dai nostri mezzi informativi possibili. Forza con le analisi del decreto e proponiamo ………

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