LETTERA DI UN PARROCO

BERLUSCONI e BOSSI, BAGNASCO e BERTONE: UN QUARTETTO D’ASSALTO?
La lettera iniziale dei cognomi dei quattro personaggi in questione, due capi politici e due eminenti ecclesiastici, è significativamente la stessa: la lettera alfabetica “B”. Il titolo surreale dell’articolo indica che tra la destra politica nazionale e la Chiesa italiana, da un po’ di tempo a questa parte, sembra sia in atto un balletto altalenante fatto di seduzioni accattivanti e di richieste interessate, d’intimidazioni volgari e di genuflessioni umilianti, di silenzi complici e di grida scomposte. Si tratta di quattro personaggi d’assalto? E’ un interrogativo retorico e provocatorio che non allude certamente a dinamiche belliciste ma solo a situazioni in cui le due entità “contendenti”, quella politica e quella ecclesiastica, si rapportano l’una con l’altra in termini tali per cui tutti lucrano qualcosa da tutti: da parte politica si lucra a man bassa il consenso popolare, alla faccia della Costituzione e della legalità, e da parte ecclesiastica si lucrano gli interessi di eventuali prebende, alla faccia del vangelo e del Concilio Vaticano II.
Da questo punto di vista, lo scorso anno 2009 è stato caratterizzato da episodi che hanno smascherato, da una parte e dall’altra, i veli dell’ipocrisia nazionale. Da una parte i capi del centrodestra, Berlusconi e Bossi in particolare, si sono coalizzati nel richiamarsi al “popolo sovrano” con un gioco al massacro del tanto peggio tanto meglio in un vortice devastante per le istituzioni democratiche. Dall’altra parte, i vertici ecclesiastici, rappresentati dal card. Bagnasco, presidente della CEI, e dal card. Bertone, Segretario di Stato della Santa Sede, sembrano essere diventati destinatari di una chiara opera di seduzione berlusconian-leghista che cerca la complicità del silenzio ecclesiale in vista di programmi miranti a fare terra bruciata di capisaldi etico-costituzionali dello Stato. L’analisi dei fatti del 2009 ci presenta un quadro illuminante e desolante allo stesso tempo.
La vicenda nazionale delle dimissioni del direttore del quotidiano cattolico “Avvenire”, Boffo, nel settembre 2009, da questo punto di vista è stata paradigmatica. Le dimissioni sono avvenute in seguito alle “disgustose e infamanti accuse” di Feltri, direttore de “Il Giornale” che, appena tre mesi dopo, ha impunemente dichiarato che non c’era niente di vero nelle accuse lanciate con tanta arroganza e sicumera.
Con tale episodio, ultimo di una serie di squallide e licenziose vicende riguardanti il premier, sembra essersi rotto un incantamento collettivo ultradecennale tra Berlusconi e il mondo cattolico. Un incantamento attraverso cui il governo strumentalmente garantiva il sostegno ad alcune “priorità non negoziabili” che stavano a cuore alla Chiesa (biotestamento, scuola cattolica, pillola abortiva RU, ecc.) in cambio del silenzio compiacente della stessa Chiesa nei confronti di alcuni provvedimenti governativi (immigrazione, leggi ad personam, libertà di stampa, ecc.). L’incantamento reciproco, derivato dall’infatuazione mediatica che il berlusconismo ha prodotto negli ultimi decenni in Italia, ha inoculato un virus letale di massa, forgiando e plasmando un’opinione pubblica addomesticata, ad immagine e somiglianza del suo leader politico che, stando ai sondaggi, sembra godere di effettivo consenso popolare, soprattutto dopo l’increscioso incidente di Milano quando un esaltato psicolabile ha scagliato contro il premier un souvenir di granito. Vorrei porre un interrogativo, non retorico ma reale. Dopo l’incanto ammaliante della sirena berlusconiana, arriverà anche il momento del disincanto della Chiesa italiana che vorrà finalmente prendersi cura della convivenza civile in una società destinata al degrado etico-culturale? E’ un interrogativo carico di sofferenza e di speranza per moltissimi cristiani.
Da un po’ di tempo si registra un processo degenerativo, quasi una specie di metastasi per una parte consistente di società italiana, ammaliata dal mito dell’uomo forte e dagli slogan ultimativi, tipo “tolleranza zero”. La Chiesa, da questo punto di vista, dovrebbe esprimere una funzione pedagogica fondamentale. Succede, purtroppo, che nel momento in cui qualche personaggio religioso, illustre o meno illustre, cerca di uscire allo scoperto e di mettersi in tale direzione pedagogica, allora il malcapitato viene puntualmente beffeggiato e tacciato di cattocomunismo, nella quasi totale assenza di solidarietà da parte di confratelli e pastori.
Anzi, succede ben di più. Accade, ad esempio, che la cronaca nazionale dell’estate scorsa registri un incontro ad alto livello tra il presidente della CEI Bagnasco e i capi della Lega Nord, Bossi e Calderoli. Incontro avvenuto a Roma nel mese di settembre 2009 e rivendicato dai dirigenti leghisti come una specie d’investitura ufficiale della CEI nei confronti della Lega, considerata, secondo i desideri padani, l’unica paladina della causa cattolica in Italia. Si tratta di una cosa talmente delirante che non si sa se ridere o piangere. I vescovi sembrano aver dimenticato o rimosso le farneticanti espressioni di Bossi il quale, il 3 agosto 1997, così parlava a proposito della Chiesa italiana: “Il Sud è quello che è grazie all’Atea Romana Chiesa con i suoi vescovoni falsoni che girano con la croce d’oro nei paesi dove si muore di fame: il principale antagonista dei padani”. Ecco un’altra perla squisita del capo padano, del 9 settembre 2002: “E’ ora di mandare la guardia di finanza da certi vescovoni per sapere dove vanno i soldi che hanno raccolto per i poveri. I veri razzisti sono i buonisti, associazioni caritatevoli tipo Caritas. Agiscono con un solo scopo: riempirsi i portafogli!”. Come se non bastasse, al compare di Bossi, l’ineffabile ministro Calderoli, il 17 settembre 2009 è stato assegnato il Premio Internazionale Giovanni Paolo II “per aver nella sua azione politica tutelato e promosso la Sacralità della Vita in armonia con i principi cristiani e con i valori ereditati dalla Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica”. Tale ministro ha talmente difeso i valori cattolici da risultare divorziato e risposato con rito celtico tra simbologie nibelungiche e invocazioni pagane al dio nordico Odino.
Ultimamente, in occasione del Natale 2009, si è aggiunto un’altra chicca, frutto velenoso dell’invasiva cultura padana che sempre più sta contagiando la convivenza. Un paesino in provincia di Brescia, Coccaglio, ha raggiunto la notorietà nazionale quando il sindaco leghista ha emanato un’ordinanza comunale, dal nome fortemente evocativo di “Bianco Natale”. L’ordinanza invitava i cittadini a “ripulire” la piccola comunità dalla “feccia” esistente in paese, cioè a “rastrellare” e a spedire immediatamente con foglio di via tutti gli individui irregolari. Dopo questa “ripulitura” sociale, naturalmente molta gente avrà affollato la chiesa della parrocchia, nella notte del 25 dicembre, per cantare giuliva, con lo stomaco pieno e il cuore vuoto, “Tu scendi dalle stelle!”! Una scena idilliaca per i paesani di Coccaglio, bambini e adulti commossi davanti al presepio che, come tutti presepi del mondo, comprendeva anche le statuine dei pastori, cioè proprio di quelle persone che, nella Palestina di 2.000 anni fa, erano esattamente considerate irregolari, indesiderate e “feccia” per il villaggio di Betlemme. Veramente, un tristissimo Natale 2009 che resterà, come ferita non facilmente rimarginabile, non solo nella memoria storica di Coccaglio ma anche in tanti italiani a cui sta veramente a cuore il messaggio del Vangelo e la dignità dell’uomo!
E infine, come prelibata ciliegina sulla torta, gli ultimi giorni del 2009 ci hanno regalato l’insulsa e paradossale trovata del cosiddetto “partito dell’amore!”, presentato agli italiani, inebetiti dalle feste natalizie, da un personaggio arcimiliardario che per anni non ha fatto altro che seminare odio attraverso i canali televisivi di cui è padrone assoluto, con un linguaggio “colorito” che ormai sembra aver fatto scuola. Un linguaggio di altissima soavità che irride agli elettori della sinistra chiamandoli “coglioni”, che definisce l’80% dei giornalisti dei “farabutti” e che insulta i giudici italiani come “mentecatti” e come individui “antropologicamente tarati”! Non ci mancava altro che la ridicola trovata linguistica di un fantomatico “partito dell’amore” per tirare fuori dai guai questo nostro disgraziato paese, mentre l’Europa ride e gli italiani rimangono ancora una volta imbrogliati e imbambolati davanti alla TV del padrone per ascoltare estasiati l’insipienza di boutades che si ripetono da troppi anni!
Di fronte a situazioni del genere sempre più frequenti e allucinanti, il monolitico e variegato mondo cattolico, nonostante la pluralità delle parrocchie, dei movimenti ecclesiali, delle congregazioni religiose e della stampa di base, sembra entrato in letargo da molto tempo. Si registra ogni tanto qualche isolata voce profetica di singole testate giornalistiche o di singole persone. Però, sostanzialmente, il silenzio regna sovrano nel cattolicesimo italiano dove non emerge un minimo sussulto d’indignazione evangelica rispetto all’oltraggio della dignità dell’uomo.
Credo che, a partire proprio dai succitati eventi, la Chiesa italiana sia chiamata a fare la sua parte: uscendo definitivamente dall’inerzia e dall’ambiguità che finora l’ha contraddistinta rispetto all’oggettiva alleanza con una precisa parte politica, non certo per legarsi ad un’altra parte politica di segno contrario ma per affermare senza reticenze alcuni valori di fondo che riguardano la vita e la dignità di uomini e di donne, all’interno di un contesto sociale in cui, nella rincorsa di modelli ingannevoli, si rischia di essere fagocitati e stritolati da una specie di moloch etico-culturale, attualmente imperante nelle teste e nelle famiglie di gran parte degli italiani.
In questa tristissima stagione civile, da discernere come un esemplare “segno dei tempi” che interpella pastori e credenti, la Chiesa nel suo insieme è chiamata ad annunciare la profezia più che la diplomazia, a difendere le ragioni del Vangelo più che la ragione di Stato, a proclamare il bene assoluto della dignità umana più che rivendicare benefici ecclesiastici.
I prossimi grandi appuntamenti della Chiesa italiana dovranno pure misurarsi con tale emergenza etica e politica. Da questo punto di vista resta indimenticabile e ancora preziosissimo il documento dell’episcopato italiano del 1981, dal titolo significativo: “La Chiesa italiana e le prospettive del paese”. E’ un documento che ha quasi 30 anni di vita ma è attualissimo. Un documento da riprendere in mano, da rileggere attentamente, da riproporre alla riflessione e al confronto nelle parrocchie, sempre più assenti, distratte e rassegnate. Forse in esso troveremo quegli spiragli di vangelo e quella carica profetica che mancano purtroppo nelle nostre comunità ecclesiali.
Concludo questa mia riflessione a voce alta con un significativo passaggio del documento citato: “Dovremo imparare a vivere nella crisi con lucidità e con coraggio, non per adagiarci rassegnati nella situazione, ma per disporci tutti a pagare di persona. Questa prevedibile fatica ha bisogno di forte vigore morale… Si tratta oggi di andare con decisione controcorrente e di porre sui valori morali le premesse di un’organica cultura della vita”. (da “La Chiesa italiana e le prospettive del paese”, n. 11, ottobre 1981).
don Giorgio Morlin – Mogliano Veneto (Tv)

www.gianlucatrabucco.it

2 pensieri riguardo “LETTERA DI UN PARROCO

  • 11 gennaio 2010 in 20:09
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    Gentile Gianluca,
    mi chiamo Pio Pinto e sono il presidente del Premio Giovanni Paolo II. Ho letto con attenzione la sua pubblicazione e come può immaginare mi sono soffermato sul punto dove lei parla dell’asseganzione del Premio Giovanni Paolo II all’On Calderoli. Tutto giusto non fa una piega, se non per il nome. Invero il premio consegnato all’on Calderoli, istituito da un’ organizzazione capaggiata dal Sig. Espedito De Marino, si chiama “Premio Internazionale Giovanni Paolo II” e non Premio Giovanni Paolo II. Questi signori che ci hanno creato non pochi problemi hanno giocato sull’equivoco, consapevoli di farlo. Non le dico che cosa abbiamo passato. Il nostro Premio che conta delle adesione e dei patrocinii delle più alte cariche dello stato e l’autorizazione della Delegazione Pontificia per il Santuario di Pompei, è aperto ad artisti (poeti, scultori, pittori, fotografi), che vengono inviati a realizzare opere inedite in base al tema scelto anno per anno. Pertanto la nostra organizazione non ha niente a che fare e non conosce ne i fini nè gli scopi di questa stuttura che haconsegnatio il premio a Calderoli. In verità le dico, che qualche mese più tardi, dopo la bufera scatenata dall’annuncio dell’assegnazione del premio, l’osservatorio antiplagio pubblicò una sorta di articolo a nostro favore, che io le invito a leggere collegandosi al nostro sito: http://www.premiogiovannipaoloii.jimdo.com.
    Pertanto le sarei cortese grato se lei vorrrebbe gentilemte modificare il nome del premio immettendo l’aggettivo “Internazionale” onde non confoderci e non confondere l’opinione pubblica con un premio di cui, le ripeto non ne conoscimao assolutamente nulla.
    Le porgo distinti saluti.
    Pio Pinto

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    • 12 gennaio 2010 in 10:34
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      Ringrazio per la precisazione. Provvedo ad aggiornare il post sul blog mettendo in evidenza la parola “internazionale” e a lasciare il suo commento come spiegazione a questo aggiustamento.

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