Mobilità come sanità e istruzione

Qualche giorno fa un sondaggio Swg stimava nel 54% la quota di italiani che denuncia la bassa qualità del trasporto pubblico. Questo dato non desta stupore e non fa che confermare quello che quotidianamente vediamo a proposito dei disservizi per chi utilizza il treno e del disagio di chi viaggia in autobus e vaporetti sovraffolati. Diverse sono le ragioni che hanno condotto a questo stato di cose, prima fra tutte i mancati investimenti nel trasporto pubblico.

Emblematica è la situazione della regione Veneto dove la quota di risorse investite per ogni cittadino relativamente al trasporto pubblico è tra le più basse fra le regioni italiane. Prova ne è il fatto che la quasi totalità delle disponibilità economiche regionali negli ultimi anni è stata destinata alla realizzazione di strade e autostrade, contribuendo così a fare in modo che dopo 20 anni e diverse inaugurazioni non vi sia ancora traccia del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale. Per non parlare poi delle 39 aziende venete che gestiscono il tasporto pubblico locale senza che la Regione abbia mai pensato ad un piano per agevolare alcune fusioni allo scopo di diminuire il numero dei Consigli di Amministrazione e magari aumentare i servizi e le corse per i pendolari.

Se consideriamo sbagliata una politica che non investe nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, essa rasenta i caratteri dell’insensatezza e si configura come un’occasione persa in questi anni caratterizzati dalla crisi economica più difficile della nostra storia. L’abbadono del mezzo privato a favore di quelli pubblici prevede un cambio di mentalità radicale nel modo di spostarsi. La crisi offre la possibilità di spingere verso questo nuovo modo di pensare visto che le recenti dinamiche della domanda di mobilità hanno evidenziato una contrazione dell’utilizzo del mezzo privato fornendo un’occasione irripetibile per avviare finalmente nel settore del trasporto pubblico locale una politica di investimenti espansiva che permetta il miglioramento della qualità e una diffusione capillare del servizio tali da assicurare ai cittadini l’esercizio del diritto alla mobilità contrastando l’inquinamento e la congestione del traffico e consentendo una ripresa economica con riferimento sia alla filiera produttiva del settore che ad una maggiore competitività dei territori.

La sfida dell’innovazione e del miglioramento del trasporto pubblico passa attraverso la consapevolezza che il diritto alla mobilità, per il rilievo essenziale che ricopre nella vita delle persone, dovrebbe essere garantito e finanziato analogamente a quanto avviene per i settori della sanità e dell’istruzione.

Per tutto questo serve una nuova e più adeguata mentalità amministrativa che consenta di investire e di gestire al meglio la mobilità dei prossimi anni nella nostra regione. Mentalità che il centrodestra veneto ha dimostrato di non avere e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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