SERRACCHIANI COME BARTALI

Ieri sera, appresa la vittoria del centro sinistra in Friuli Venezia Giulia, un caro amico e compagno di partito mi ha mandato questo sms: “Ho l’impressione che dovremo ricordare la vittoria di Debora alla stregua della vittoria di Gino Bartali dopo l’attentato a Togliatti. Ciao”

Vincere un’elezione dopo l’indecoroso spettacolo a cui abbiamo assistito a Roma aiuta sicuramente ad allentare il clima di tensione (proprio come la conquista del Tour de France da parte di Bartali nel 1948), non cancella ovviamente la difficile fase che abbiamo di fronte.

Tre semplici considerazioni sulla elezione di ieri.

Il primo allarmante (anche se non nuovo) dato è sicuramente quello dell’astensione: un elettore su due non si è presentato ai seggi. E’ il segno evidente della scarsissima credibilità dei partiti (e dei movimenti), nessuno escluso.

Ancora una volta il Partito Democratico è più forte e affidabile nei territori rispetto alla dirigenza romana.

Tocca ai quarantenni prendere la guida del PD.
Su questo aggiungo che non mi appassiona il dibattito che per continuare si debba scegliere tra la linea socialdemocratica e quella liberale, sono ancora molto legato all’idea che nel Partito Democratico possano e debbano convivere i diversi riformismi. Va però fatta chiarezza su COME si sta assieme (come ho scritto qui) e soprattutto per fare COSA si sta assieme. Si riparte solo chiarendo questi aspetti altrimenti tra non molto tempo anche i vari Civati, Serracchiani, Renzi e Orfini saranno vittime di un parricidio del tutto analogo a quello del quale loro sono stati gli artefici nei giorni scorsi.

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