L’accordo raggiunto tra Regione Veneto e medici di medicina generale rappresenta certamente una notizia positiva. Dopo mesi di incertezze e dopo il sostanziale naufragio dell’impianto originario previsto dal Governo per le Case di Comunità, si è finalmente trovata una soluzione che consente di avviare queste strutture evitando che restino scatole vuote.
Va riconosciuto lo sforzo compiuto per trovare un punto di equilibrio tra le esigenze organizzative della sanità territoriale e le richieste dei professionisti. Tuttavia sarebbe sbagliato considerare risolto il problema. L’intesa raggiunta appare infatti più come una necessaria pezza per evitare il fallimento operativo del progetto che come la risposta definitiva alle criticità della medicina territoriale.
Il limite più evidente dell’accordo è rappresentato dal carattere volontario della partecipazione dei medici di medicina generale. Se la presenza dei professionisti dipenderà dalla disponibilità individuale, il rischio concreto è quello di una copertura a macchia di leopardo tra territori diversi, con Case di Comunità pienamente funzionanti in alcune aree e fortemente depotenziate in altre.
In altre parole, le Case di Comunità rischiano di nascere già azzoppate. Non basta inaugurare una struttura o garantire alcune ore di apertura: ciò che serve è una presenza stabile e programmata di medici, infermieri, specialisti e operatori sociali in grado di assicurare una reale presa in carico delle persone e una concreta integrazione tra i servizi.
Questa preoccupazione è particolarmente rilevante nel territorio dell’ULSS 3 Serenissima, dove la carenza cronica di medici di medicina generale è una realtà che migliaia di cittadini conoscono bene. Se già oggi molti residenti faticano a trovare un medico di base, è legittimo chiedersi come verrà garantita la copertura delle Case di Comunità previste nel nostro territorio.
Per questo motivo chiediamo al Sindaco di Venezia di convocare con urgenza, insieme alla competente Commissione consiliare, il Direttore generale dell’ULSS 3 Serenissima per un’audizione pubblica dedicata proprio al tema delle Case di Comunità.
I cittadini hanno diritto di sapere se nelle strutture previste nel territorio comunale esistano le condizioni per garantire una copertura adeguata, quali siano i numeri effettivi dei professionisti disponibili, quali servizi saranno realmente assicurati e quali eventuali criticità siano già state individuate.
Le Case di Comunità rappresentano una grande opportunità per rafforzare la sanità territoriale e avvicinare i servizi ai cittadini. Proprio per questo non possiamo permetterci che diventino un’occasione mancata. Servono trasparenza, programmazione e garanzie concrete sul personale. Solo così sarà possibile trasformare un investimento importante in un reale miglioramento dell’assistenza sanitaria per i cittadini veneziani.

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