La democrazia di Brugnaro

Il Comune di Venezia è gestito in modalità “padronale” da un sindaco che detesta visceralmente qualsiasi manifestazione democratica. Chiunque si organizzi per esprimere la propria opinione, soprattutto se dissenziente con il pensiero unico del “paron”, è un poveraccio che merita solo di essere denigrato. Che siano i lavoratori del comune di Venezia che siano i movimenti, le associazioni, gli eletti nelle municipalità che chiedono rispetto, insomma chiunque si organizzi e spenda il proprio tempo libero per esprimersi su temi essenziali è un nemico della sua democrazia. Un punto di vista curioso se si considerano i continui richiami del primo cittadino al “governo dei cittadini”, ma evidentemente si riferisce solo a quelli d’accordo con lui.

C’è poi un ulteriore elemento di preoccupazione: possibile che nessuno di quelli che siedono in giunta o tra i banchi del Consiglio comunale, non abbia nulla da dire su quello che sta accadendo in questa città? Perché su temi fondamentali come la partecipazione democratica, per quanto auto-organizzata e per quanto non si sia d’accordo sul contenuto, la maggioranza, soprattutto quella non fucsia, è totalmente silente? Nulla da dire sui lavoratori precari lasciati a casa quando c’era la possibilità di riassorbirli? Nulla da dire sulle famiglie che ora a seguito di questa decisione vivono un momento di grande difficoltà? Possibile che nessuno di loro avverta un sussulto di dignità e, sulla scorta della propria esperienza politica (per alcuni di lungo corso), non senta il bisogno di ripristinare un minimo di dialogo. Nessuno che senta il dovere politico di smarcarsi dall’assoluta mancanza di rispetto del sindaco nei confronti dell’esercizio democratico di 18.000 loro concittadini? Parrebbe di no. Il pensiero unico dominante non ammette digressioni. O si sta con il capo o si sta zitti, per convenienza o per paura.

Probabilmente il vero motivo per cui in questi giorni Brugnaro ha fatto sapere di volersi ricandidare è dettato dal fatto che dopo di lui non c’è alternativa. Egli si è attorniato solo di “yes men” e “yes women”, sui quali risulta difficile pensare di costruire qualcosa. Ecco perché va messa in campo fin da subito un’alternativa credibile che possa sconfiggere Brugnaro e i suoi troppi conflitti di interesse quando verrà il momento e riportare così Venezia allo status che da sempre la contraddistingue: una città solidale e democratica.

6 pensieri riguardo “La democrazia di Brugnaro

  • 24 giugno 2017 in 17:34
    Permalink

    giusto trovare alternativa, Brugnaro comunque ha un pregio è coraggioso a prescindere…. , aggettivo che nel vocabolario del mio partito nella nostra provincia non esiste da molti anni.

    Risposta
  • 25 giugno 2017 in 17:36
    Permalink

    Ha una maggioranza bulgara è pressochè impossibile scalfirla

    Risposta
  • 25 giugno 2017 in 23:05
    Permalink

    Io ricordo la democrazia che intendete voi, dove i contributi delle minoranze erano accettati soltanto se coincidevano con i vostri, i vostri metodi bulgari erano sotto gli occhi di tutti, avete spogliato il comune di molti suoi tesori e creato un sistema di potere senza eguali.
    Per fortuna che il dott. Brugnaro ha deciso di scendere in campo per risollevare le sorti di questa città con decisione è vigore senza farsi condizionare da nessuno, forte del totale sostegno della maggioranza dei veneziani, grazie di esserci Sindaco.

    Risposta
  • 26 giugno 2017 in 15:11
    Permalink

    Il cittadino Brugnaro, né più né meno dei suoi recenti predecessori sia a livello locale che nazionale, cavalca l’onda di un sistema sociale deviato. Il vero problema si chiama voto di maggioranza. Qualunque atto di qualunque amministrazione insediata con tale sistema, nessuno escluso di quelli emanati dall’attuale Consiglio e Giunta, sono espressione di un sistema oligarchico che potrebbe sfociare (se già non lo è) in dittatura.
    La domanda, più intima e personale, che mi pongo è: come può, il figlio di un apprezzato sindacalista, aver sposato così a piene mani questi modelli da economia globale, notoriamente antisindacale? Viviamo davvero in tempi in cui conta solo l'”articolo quinto” (chi gà i schèi gà vinto)? Che ne è dei modelli di società civile, proiettata in un futuro migliore per i nostri figli, che è stata di ispirazione ai nostri padri alla fine del secondo, devastante, conflitto mondiale?

    Risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *