IL PARTITO CHE VORREI

Ho già scritto qui che al congresso del Partito Democratico sosterrò la candidatura di Pierluigi Bersani.
Una delle ragioni di questa scelta si fonda sull’idea di partito che ho in mente e che trova corrispondenza in quello che sta scritto nella mozione.

Nel partito che vorrei gli iscritti hanno un ruolo fondamentale nei processi e nelle scelte da compiere ed hanno un rapporto quantomeno di pari dignità con gli elettori (il cosiddetto popolo delle primarie). Le primarie devono rimanere un importante strumento per la scelta delle candidature, in particolare per le cariche monocratiche. Nutro però serie perplessità rispetto all’attuale meccanismo congressuale il quale prevede che le primarie (quelle del 25 ottobre) possano sovvertire l’esito del voto degli iscritti.

Nel partito che vorrei “gli organismi dirigenti hanno il dovere di ricercare attraverso l’aperto confronto delle opinioni la posizione comune da assumere nelle sedi politiche e istituzionali”. È perciò decisivo che nessuno dei partecipanti al confronto si ripari dietro “principi non negoziabili”, non devono esserci argomenti che possano essere sottratti al confronto, qualsiasi essi siano. È evidente che le materie che creano più difficoltà (non sono però le uniche) al raggiungimento di una posizione comune sono quelle relative ai nuovi interrogativi etici. In questi casi, lo strumento per arrivare a fare sintesi è senz’altro quello della laicità che “si nutre di rispetto reciproco e di neutralità – che non significa indifferenza – della Repubblica di fronte alle diverse culture, convinzioni ideali, filosofiche, morali e religiose. È anche impegno per la loro salvaguardia, promozione del dialogo interculturale e interreligioso, mutuo apprendimento: purché, naturalmente, tutti accettino un comune spazio pubblico di confronto e incontro nel quale gli unici principi non negoziabili siano quelli della Costituzione italiana e della Carta dei diritti dell’Uomo”.

Nel partito che vorrei gli organismi dirigenti devono comporsi attingendo a quella enorme risorsa che sono le donne e gli uomini che lavorano giorno dopo giorno nei territori a contatto con le persone. Il concetto di merito che ho in mente è strettamente legato all’impegno politico e allo sporcarsi le mani quotidiano. Per questo non sono convinto che basti dire le cose giuste al momento giusto per diventare dirigente.
To be continued… www.gianlucatrabucco.it

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