Il nuovo rapporto C.R.E.A. Sanità conferma ancora una volta il Veneto come la Regione con le migliori performance del sistema sanitario italiano. Un risultato importante, costruito nel tempo grazie alla competenza e alla dedizione di medici, infermieri, operatori sanitari e personale amministrativo che, anche nelle fasi più difficili, hanno garantito qualità e continuità dei servizi.

Sarebbe però un errore leggere questo primato come la prova che il sistema non presenti criticità. Al contrario: proprio perché il Veneto parte da una posizione di vantaggio, dovrebbe essere il primo a misurarsi con i limiti che lo stesso rapporto evidenzia.

Il dato più significativo è che anche la Regione migliore raggiunge circa il 64% del livello di performance teoricamente ottimale. Questo significa che, nel suo complesso, il sistema sanitario italiano, Veneto compreso, resta ancora distante dagli standard attesi da cittadini ed esperti. Il primato non può quindi diventare un alibi per rinviare le riforme necessarie.

Le criticità si concentrano in modo evidente nell’assistenza territoriale, nell’integrazione socio-sanitaria e nella presa in carico della non autosufficienza. È qui che si misura la capacità reale di rispondere all’invecchiamento della popolazione, alla crescita delle patologie croniche e ai bisogni delle persone più fragili.

Non sorprende che proprio questi ambiti siano anche quelli in cui i cittadini esprimono i livelli più bassi di soddisfazione. Ospedali efficienti e prestazioni di qualità restano fondamentali, ma non sono più sufficienti. La sfida decisiva riguarda oggi la continuità assistenziale, le cure domiciliari, i servizi di prossimità e l’integrazione tra sanitario e sociale.

Il rapporto segnala inoltre un nodo crescente: la sostenibilità finanziaria del sistema. In una fase di risorse limitate, il rischio è che innovazione, prevenzione e medicina territoriale vengano sacrificate per garantire l’equilibrio dell’ordinario. Una scelta miope, perché proprio questi investimenti sono quelli che riducono la pressione sugli ospedali e migliorano la qualità complessiva del sistema.

Resta positivo il dato sulla percezione dei cittadini, che in Veneto continuano a esprimere giudizi migliori della media nazionale e riconoscono progressi significativi. È un patrimonio di fiducia che va preservato, ma che non può essere dato per acquisito. Liste d’attesa, difficoltà di accesso alle prestazioni e carenza di personale rappresentano fattori di erosione già evidenti.

Per questo il primato del Veneto va assunto come una responsabilità. Chi guida una delle migliori sanità regionali d’Italia ha il dovere di rafforzarla, innovarla e correggerne le fragilità prima che diventino criticità strutturali.

Difendere oggi la sanità pubblica significa rafforzare soprattutto ciò che ancora non funziona: medicina territoriale, assistenza domiciliare, presa in carico della cronicità e integrazione socio-sanitaria. È su questi fronti che si gioca la qualità del sistema nei prossimi anni.

Il Veneto parte da una posizione di forza. Ma il mantenimento del primato non è garantito da ciò che già funziona, bensì dalla capacità di intervenire su ciò che ancora non funziona. La vera misura del successo non sarà la classifica, ma la capacità di garantire a tutti i cittadini un diritto effettivo a cure tempestive, accessibili e di qualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.I campi obbligatori sono contrassegnati*