Il consumo di suolo in Italia ha raggiunto livelli che minacciano funzioni ecosistemiche fondamentalicome la regolazione idrica, la filtrazione delle acque, la biodiversità e la fertilità agricola. La situazione nel Veneto è particolarmente preoccupante perché la regione figura tra le prime in Italia per percentuale di superficie artificiale e, solo nell’arco 2023–2024, ha registrato centinaia di ettari di nuovo consumo di suolo. Il dato relativo al capoluogo è emblematico:la città di Venezia ha consumato circa 65,2 ettari in un solo anno, una perdita che non è neutra rispetto alla capacità del territorio di assorbire le piogge estreme e proteggere infrastrutture e comunità.

La correlazione tra consumo di suolo e rischio idrogeologico è empirica e drammatica. L’ondata di maltempo del 21 agosto 2025 ha messo in luce come la produzione di superfici impermeabili renda i territori più vulnerabili.Cementificare significa aumentare il deflusso superficiale e ridurre l’infiltrazione: lo stesso volume d’acqua che cade in città impermeabilizzate arriva prima e più concentrato alle reti fognarie e ai canali, che finiscono per essere sovraccaricati. Per Venezia e la sua terraferma, dove gli eventi estremi si ripetono con maggiore frequenza, ogni ettaro di suolo non consumato è una capacità in più di mitigare i picchi di piena.

Da queste considerazioni deve discendere una scelta di politica urbana e industriale:fermare il consumo di suolo non equivale a bloccare l’economia, ma a riorientarla. Incentivare la riqualificazione energetica e sismica degli edifici esistenti, promuovere il recupero degli immobili dismessi e la riconversione delle aree produttive non più utilizzate permette non solo di ridurre la pressione sul territorio ma anche di generare occupazione qualificata nelle filiere del restauro, dell’efficienza energetica e del riciclo dei materiali. Ladepavimentazionee la trasformazione di superfici non strategiche (parcheggi poco usati, piazzali abbandonati, aree industriali in disuso) in spazi permeabili o in micro-bacini di laminazione riducono il carico idraulico e migliorano la resilienza urbana.Un piano comunale di manutenzione idrogeologicache mappi punti critici, renda sistematiche le ispezioni e vincoli risorse per la rete di raccolta delle acque è un investimento che abbassa i costi emergenziali e protegge famiglie e imprese.

Ilrecente studio commissionato da Confartigianato Venetomette a disposizione dati concreti che sostengono la tesi del «costruire sul costruito»: in Veneto esistono circa 206.500 edifici costruiti prima del 1945, pari a poco meno del 20 per cento del patrimonio residenziale regionale, e di questi circa 55.000 risultano in condizioni mediocri o pessime mentre oltre 39.300 sono riconosciuti come dotati di caratteri di pregio; solo il 6 per cento degli immobili vincolati (circa 12.500 unità) assorbe l’attenzione normativa, mentre rimangono centinaia di migliaia di edifici non vincolati che possono essere riqualificati senza occupare nuovo suolo. Il dato relativo a Venezia completa il quadro regionale e lo rende ancora più urgente: Venezia presenta una percentuale di edifici ante-1945 pari al 15,8 per cento del proprio patrimonio residenziale e conta 5.869 edifici storici in condizioni mediocri o pessime, cifra che rappresenta il 23,3 per cento del totale regionale degli edifici storici in cattivo stato; dati che evidenziano come il potenziale di intervento sul costruito sia una risorsa strategica per ridurre la pressione sul territorio. Secondo la ricognizione, oltre 10.000 edifici in Veneto sono immediatamente candidabili a interventi di recupero eil mercato potenziale regionale è stimato in oltre 28 miliardi di euro.Applicando una stima pro-rata alla quota di edifici in cattivo stato,la porzione «attribuibile» a Venezia sarebbe dell’ordine di qualche miliardo di euro (circa 6,5 miliardi), un’indicazione che traduce la rigenerazione urbana in opportunità economica e occupazionale concreta e localmente rilevante.

L’economia circolare nell’edilizia è parte integrante di questa transizione. Premi fiscali e strumenti finanziari mirati per l’impiego di materiali rigenerati, piattaforme di scambio per il riuso dei materiali e agevolazioni per le imprese artigiane capaci di operare ilretrofitsono leve che trasformano la riduzione del consumo di suolo in crescita locale. Il dato di mercato, oltre 28 miliardi di potenziale nei prossimi anni, dimostra chela rigenerazione non è solo sostenibilità ambientale, ma anche opportunità competitiva per un tessuto produttivo regionale che può specializzarsi in un settore ad alto valore aggiunto.

La scelta politica è semplice ed urgente: orientare i prossimi cicli di investimento pubblico e privato verso la qualità del patrimonio costruito, semplificando procedure per il recupero, sostenendo finanziariamente ilretrofite promuovendo progetti pilota di de-impermeabilizzazione nella terraferma.Proteggere il suolo oggi significa evitare costi ben maggiori domani e preservare servizi ecosistemici che non si ricostruiscono con facilità. Per Venezia la sfida è duplice: adattarsi a eventi climatici sempre più frequenti e correggere anni di espansione urbana che hanno privilegiato il consumo di nuovo suolo. Esiste già una massa critica di edifici pronti al recupero, capacità produttiva locale e un mercato possibile. La politica deve tradurre questi elementi in scelte strutturali, perchécostruire sul costruito non è un vincolo al futuro, ma la via più efficace e giusta per costruirne uno.

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