La proposta del governo di collocare una figura politica alla guida dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) segna un passaggio che andrebbe affrontato con la massima attenzione, soprattutto quando si tratta di settori cruciali come la protezione dell’ambiente e la gestione delle risorse naturali. La politica ha indubbiamente il compito di guidare i processi e prendere decisioni strategiche, ma è fondamentale che queste decisioni siano sempre basate su informazioni solide, oggettive e provenienti da fonti scientifiche indipendenti. La scienza, infatti, deve essere libera di esprimere le proprie conclusioni senza interferenze politiche, poiché solo in questo modo è possibile fare scelte efficaci. Quando la politica si sostituisce alla scienza, il rischio è quello di adottare provvedimenti dettati più da logiche elettorali che dalla necessità di affrontare i problemi reali. Oggi la garanzia di autonomia di un ente importante come ISPRA è messa in discussione dalla candidatura di Alessandra Gallone, ex senatrice di Forza Italia, proposta dal Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin.

Un esempio di come questa sostituzione possa creare distorsioni è quello del consumo di suolo, tema al centro degli ultimi rapporti ISPRA. Il dato più recente evidenzia un aumento senza precedenti del consumo di suolo, con Venezia che si trova al vertice di questa inquietante classifica. Nonostante la gravità della situazione, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luigi Brugnaro ha contestato i dati forniti dall’ISPRA, mettendo in discussione l’accuratezza delle rilevazioni e cercando di ridimensionare l’allarme lanciato dagli esperti. Questo scambio, legittimo se condotto su basi metodologiche e con dati aperti, rischia però di trasformarsi in delegittimazione preventiva dell’ente se la guida dello stesso viene percepita come espressione diretta di un indirizzo politico e non scientifico.

Non si tratta di una critica ideologica alla presenza di persone con esperienza politica in ruoli di direzione amministrativa. Il nodo è un altro e tocca il cuore della democrazia amministrativa: le valutazioni scientifiche che informano le decisioni devono provenire da organismi le cui procedure metodologiche siano pubbliche, sottoposte a peer review quando possibile, e difese da meccanismi di controllo indipendenti, in modo che i politici possano esercitare il loro primato decisionale sapendo di poter contare su strumenti affidabili. Quando queste garanzie vengono meno, la politica perde uno strumento essenziale e il dibattito pubblico rischia di degenerare in uno scontro tra verità parallele, con numeri ufficiali contrapposti ad altri numeri prodotti ad arte per giustificare interessi particolari.

La vicenda veneziana mostra in termini concreti come l’assenza di un terreno condiviso di discussione tecnica possa produrre effetti perversi: un Comune che contesta i dati ufficiali senza proporre al contempo un’analisi metodologicamente comparabile e pubblica contribuisce ad alimentare sfiducia; ma anche un ente tecnico la cui autonomia è percepita come compromessa perde la capacità di influenzare politiche efficaci e durature. Il rischio è duplice: decisioni locali e nazionali che ignorano o minimizzano segnali scientifici importanti da un lato, e dall’altro la strumentalizzazione dei dati per legittimare progetti urbanistici o rinnovi infrastrutturali che alimentano il consumo di suolo anziché contenerlo.

Per scongiurare questi esiti non bastano formule retoriche sul valore della scienza: servono regole di governance che coniughino responsabilità politica e integrità tecnico-scientifica. Nomine trasparenti, pubblicazione dei curricula e dei conflitti d’interesse, procedure di revisione esterna dei rapporti e tavoli tecnici strutturati con Regioni e Comuni sono strumenti necessari perché la politica possa esercitare il proprio ruolo senza privarsi di strumenti affidabili. Solo così il primato della politica si traduce in responsabilità e non in arbitrio, e solo così le decisioni che riguardano il territorio, dalla rigenerazione urbana alla prevenzione dei rischi, saranno fondate su dati che la comunità possa riconoscere come imparziali e ripetibili.

La nomina di Alessandra Gallone a presidente dell’ISPRA si inserisce in un quadro più ampio, nel quale il governo guidato da Giorgia Meloni sembra perseguire l’obiettivo di posizionare figure politiche, non sempre riconducibili a competenze scientifiche, in ruoli chiave all’interno degli enti di ricerca e dei centri di produzione culturale. Non si tratta di episodi occasionali ma dell’ennesima dimostrazione di una strategia volta a occupare i centri di produzione culturale e scientifica con persone fedeli alla linea di governo, piuttosto che con esperti in grado di operare in modo indipendente e autorevole. È il segno di un disegno che punta a controllare le informazioni e a indirizzare le politiche pubbliche secondo un’agenda politica e ideologica, con il rischio che la scienza, la ricerca e la cultura vengano subordinate agli interessi del momento.

In un momento in cui l’emergenza ambientale è più che mai urgente, la politica deve saper rispettare l’autonomia degli enti scientifici e basare le proprie decisioni su dati oggettivi, senza sacrificare il bene comune in nome della convenienza politica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *