Le elezioni consegnano al Veneto un risultato netto, come era stato ampiamente previsto, sul piano della leadership regionale (Alberto Stefani ha vinto con il 64,39% dei voti) ma se si guarda con attenzione la fotografia elettorale i motivi di speranza per il centrosinistra non mancano in vista delle amministrative del 2026.

Il dato che più condiziona l’interpretazione è la discesa dell’affluenza a livelli storicamente bassi (poco meno del 45%), una variabile che ha amplificato la forza dei blocchi più radicati e ha penalizzato chi, come il centrosinistra veneto, paga il prezzo di un elettorato meno facilmente mobilitabile.

Tuttavia nella composizione dei consensi emerge un riassestamento rispetto a cinque anni fa: il centrosinistra guadagna terreno in termini percentuali rispetto al 2020, con una rimonta che in parte si riflette anche nelle liste regionali e che mostra come la distanza non sia più la stessa che sembrava invalicabile dopo l’era del plebiscito precedente.

Questo contesto regionale se letto alla scala urbana, quella di Venezia, assume un significato politico ancora più importante: nella sommatoria comunale il candidato di centrosinistra Giovanni Manildo risulta avanti rispetto a Stefani nel territorio cittadino e il Partito Democratico si conferma il primo partito in comune, superando il 29% dei consensi. Dati che convalidano il trend delle ultime elezioni europee e che sono la dimostrazione concreta che, nonostante a livello regionale il centrodestra mantenga un’egemonia territoriale, la tenuta e il recupero del centrosinistra nelle aree urbane, e in particolare il risultato di Venezia, aprono una strategia possibile per il 2026 che potrebbe tradursi in una vittoria elettorale se rafforzeremo la presenza quotidiana nei quartieri, trasformeremo i risultati elettorali in programmi amministrativi concreti e consolideremo l’alleanza civica, ambientalista e progressista, che ormai da mesi sta lavorando assieme per costruire un’alternativa credibile al governo del centrodestra.

La campagna regionale ha dimostrato che l’astensione è il primo avversario: recuperare anche solo una parte dei cittadini che non sono andati a votare significa cambiare radicalmente gli esiti possibili; per questo il lavoro da fare a Venezia nei prossimi mesi non è di pura comunicazione ma di costruzione di fiducia attraverso proposte visibili e misurabili e nello stesso tempo va trasformato il dato positivo di lista in percorsi di candidatura che sappiano interpretare i bisogni reali dei nostri cittadini.

La strategia vincente per il 2026 dovrà essere costruita municipalità per municipalità, con obiettivi di mobilitazione concreti e risorse per l’organizzazione sul territorio.

Se è giusto riconoscere la sconfitta regionale e altrettanto necessario rivendicare il risultato e la forza dimostrata a Venezia come punto di partenza per una proposta amministrativa nuova e ambiziosa. Il centrosinistra non è non più minoranza nella città capoluogo del Veneto e, se sapremo trasformare i numeri in politiche che infondano fiducia, Venezia potrà diventare la leva per dimostrare che la sinistra ha ancora la capacità di vincere quando è radicata, credibile e capace di parlare alle esigenze concrete delle persone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *