La Regione Veneto ha stanziato risorse rilevanti per sostenere nuclei familiari in condizioni di particolare vulnerabilità: con la DGR n. 1273/2024 è stato approvato un programma che vale complessivamente 5.180.000 euro, di cui 258.856,00 euro assegnati all’Ambito Territoriale Sociale che comprende i Comuni di Venezia, Marcon e Quarto d’Altino (ATS-12). Questi fondi sono destinati a interventi mirati e prevedono criteri di accesso basati su ISEE e su una graduatoria di merito stabilita dalla Regione.
Alla base dell’avviso ci sono però due contraddizioni difficili da ignorare: da un lato l’intenzione politica di sostenere i più fragili; dall’altro le modalità pratiche scelte per erogare quei sostegni, che finiscono per escludere proprio chi dovrebbe essere tutelato. Il bando, nelle sue diverse emanazioni, impone infatti l’accesso attraverso credenziali di identità digitale (SPID) oppure, in alternativa, CIE o CNS, e definisce la presentazione delle istanze come esclusivamente telematica. Una condizione che mette in difficoltà le famiglie prive di strumenti o competenze digitali e che accentua il già diffuso divario tecnologico.
Il tema del digital divide è una questione di diritto alla partecipazione e di pari dignità nell’accesso alle politiche pubbliche. Il Codice dell’Amministrazione Digitale e la normativa collegata riconoscono al contrario l’esigenza di promuovere l’alfabetizzazione digitale e di prevedere strumenti che permettano anche ai soggetti più fragili di utilizzare i servizi online. Il Decreto sulla «delega» (introdotto per agevolare l’accesso ai servizi pubblici da parte di persone anziane, disabili o con scarse risorse) è già operativo in molte amministrazioni ed è pensato proprio per colmare questo gap. Nonostante ciò, il Comune di Venezia non ha ancora provveduto all’attivazione di tale strumento.
Sarebbe lecito aspettarsi che un’amministrazione attenta traducesse la volontà politica di aiutare le famiglie in passaggi amministrativi concreti: attivazione immediata del sistema di delega, apertura di sportelli fisici per l’assistenza alla compilazione, presenza di operatori che possano raccogliere le domande per conto di chi non ha strumenti digitali. A maggio scorso ho presentato un’interrogazione al Sindaco (testo dell’atto) per chiedere esattamente questo: se l’Amministrazione intende attivare l’istituto della delega per consentire la partecipazione al bando anche alle persone senza identità digitale e se intende predisporre sportelli per l’accettazione delle domande. L’istanza richiedeva una risposta scritta, nel pieno rispetto della trasparenza istituzionale.
Ad oggi quella risposta non è arrivata. È un tempo che non può passare sotto silenzio: sei mesi di mancata comunicazione istituzionale significano persone e famiglie che restano senza certezze, risorse che rischiano di non arrivare e perdita di fiducia nelle istituzioni. Nel frattempo, l’avviso pubblicato a ottobre 2025 riapre i termini per la presentazione delle domande e, almeno formalmente, indica numeri telefonici e canali di contatto per i diversi territori (Centro Storico, Mestre, Marghera, Marcon ecc.) e un indirizzo e-mail per segnalare anomalie tecniche. Nulla però, nella documentazione pubblicata, chiarisce l’attivazione del sistema di delega né fornisce garanzie su percorsi alternativi realmente efficaci per chi è escluso dalla pratica digitale.
La retorica dell’innovazione si scontra così con la realtà quotidiana dei cittadini: predisporre strumenti digitali senza predisporre contromisure per il divario tecnologico equivale a creare porte chiuse con la scusa della semplificazione. Le amministrazioni locali dovrebbero avere come priorità quella di tradurre le norme nazionali e regionali in pratiche amministrative che non lascino indietro nessuno. Se il Comune si è dotato di numeri ed e-mail utili, ben venga; ma non basta. Serve un atto formale che attivi la delega, serve una capillare rete di sportelli e assistenza sul territorio, servono campagne di comunicazione mirate e un monitoraggio pubblico sul numero di istanze presentate tramite canali assistiti rispetto a quelle totalmente online.
Il bando per le famiglie fragili è un’opportunità concreta: non trasformiamola in un’altra promessa disattesa. Le risorse stanziate dalla Regione sono strumenti che devono arrivare nelle mani delle persone che ne hanno bisogno, e la politica ha il dovere di rimuovere ogni barriera, sia essa digitale o burocratica, che impedisca questo obiettivo.