Per chi si fosse distratto, negli ultimi mesi la nomina del direttore musicale alla Fondazione Teatro La Fenice è degenerata in una vicenda che ha assunto rapidamente rilievo nazionale e internazionale. La designazione ufficiale ha incontrato la ferma opposizione di orchestrali, coristi e personale tecnico, che hanno denunciato l’assenza di un confronto credibile e di criteri trasparenti nella scelta, nonostante fosse stato loro garantito, dal sovraintendente nonché direttore artistico del Teatro lirico, il coinvolgimento in ogni fase del percorso. La nomina inaspettata e non condivisa di Beatrice Venezi ha scatenato la reazione dei lavoratori del Teatro che hanno minacciato scioperi e azioni sindacali. La questione è subito diventata oggetto di grande attenzione dell’opinione pubblica e dei media esteri, che non hanno mancato di sottolineare anche presunti legami politici tra la nomina e ambienti governativi.
Dall’analisi di quanto accaduto, risulta evidente che la comunità artistica è rimasta compatta nella protesta utilizzando modalità di reazione frutto di responsabilità professionale, non di aggressività. I lavoratori della Fenice hanno espresso il loro dissenso attraverso strumenti istituzionali e misurati, come lettere formali al sovrintendente, istanze sindacali, flash-mob pensati per non danneggiare il pubblico e lo svolgimento degli spettacoli. In parallelo a queste manifestazioni sono arrivate richieste chiare, a partire dalla verifica del merito della nomina e la revisione del metodo decisionale. La protesta è stata accompagnata da un comportamento che, nei momenti pubblici e nelle giornate istituzionali, ha mantenuto inalterati gli standard professionali richiesti a una compagine artistica di eccellenza.
A questa serietà, si sono contrapposte forme di pressione che assumono un carattere intimidatorio arrivando a compromettere il clima di lavoro e la serenità nel confronto sindacale. Il presidente della Fondazione lirica e sindaco di Venezia ha, da prima, annunciato la sospensione dell’erogazione del welfare aziendale destinato al personale della Fenice e, successivamente, ha posto in rilievo la questione dei permessi retribuiti, prospettando l’ipotesi di mettere in discussione titoli e benefici già acquisiti. Tutte misure che, nella loro essenza, si configurano come strumenti di forte pressione verso chi esercita diritti sindacali legittimi.
Questa contrapposizione, da un lato, la serietà quotidiana dei lavoratori che custodiscono il repertorio, la qualità e la reputazione della Fenice, dall’altro, l’adozione di leve amministrative e comunicative che assumono toni punitivi, pone un bivio istituzionale e culturale: o si sceglie la via del confronto e della trasparenza, o si esacerbano tensioni che danneggiano la città e il teatro. Chi governa una fondazione lirica non può mantenere una posizione che, nella forma e nella sostanza, appare in conflitto con il principio di autonomia artistica e con la tutela delle condizioni di lavoro.
È ormai evidente che l’unica strada praticabile, come auspicato con una lettera aperta da quattro ex sindaci di Venezia, sia azzerare le procedure contestate e avviare un processo nuovo, trasparente e condiviso che rimetta al centro la qualità artistica e il lavoro professionale. È necessario definire criteri di selezione verificabili, prevedendo anche prove pratiche e un periodo di verifica, come accaduto con altre designazioni di direttori musicali. Solo un percorso fondato sul consenso professionale e sulla trasparenza potrà restituire fiducia al personale, al pubblico e agli stakeholder nazionali e internazionali; in questo quadro, qualsiasi nominativo, anche quello oggi oggetto della controversia, potrà essere valutato positivamente, purché la scelta sia frutto di un metodo condiviso e non di decisioni imposte dall’alto.
Quasi al termine del suo mandato, Brugnaro provi per una volta ad essere il sindaco di tutta Venezia e non il capo di una fazione, come purtroppo ha fatto lungo tutti questi 11 anni di governo della città. Tutte le istituzioni che hanno responsabilità sulla Fenice, il Comune, il Ministero e la governance del teatro, devono adottare scelte che ripristinino il dialogo e garantiscano la tutela del lavoro artistico. La città di Venezia e lo stesso prestigio internazionale del teatro esigono che il dibattito torni ad essere orientato alla qualità e non alle ritorsioni amministrative. Solo così la Fenice potrà continuare a rappresentare, come ha sempre fatto con autorevolezza, il patrimonio culturale della nostra comunità.